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20 marzo 2003
Gli svuotacantine
di Pietro Luppi
"L'industria dell'usato non inquina,
preserva le risorse, alleggerisce le discariche e ridistribuisce la
ricchezza". È il biglietto da visita di Antonio, rigattiere abusivo:
vende gli oggetti che trova nei numerosi mercatini spontanei della
periferia di Roma. "Quei due, tre milioni al mese riesco a tirarli
fuori - dice - D'altronde, c'è una grande abbondanza de robba, e la gente non sa come smaltirla. Il benessere
delle società industriali è questo: la gente continua a comprare prodotti
inutili che poi accumula, e alla fine deve svotà,
perché a un certo punto o esce lui o esce la robba,
le case sono sempre più piccole. E allora c'è questa grande marea de robba che fluttua da un rivenditore all'altro. Nel
suo banco espone libri, soprammobili, pupazzetti, cassette musicali,
borse e vestiti. Tutta roba trovata nelle cantine. Ma c'è tanta gente che
fruga nei cassonetti e ne trova altrettanta". Uno di questi è Francis, uno dei più grandi professionisti del
settore. "Stà a diventà
uno spreco allucinante,'ste cose straboccano. Viene
proprio voglia de smucinà dentro e de prende un
po' de tutto questo. La mattina faccio un giro per i mercati e i
cassonetti dell'Auchan. Lì trovo di tutto:
profumi, vestiti, costumi da bagno. Prima era un divertimento, adesso
invece è diventato un lavoro nel quale ho anche vari aiutanti". Una
parte del materiale rimediato lo vende, il resto lo recupera nelle
maniere più fantasiose. Sculture, installazioni e oggetti improbabili:
lampade fatte con barattoli di latta, enormi teli composti da centinaia
di buste di plastica cucite, fari psichedelici ottenuti innestando
lampadine dentro ventilatori che muovono striscioline prese da bicchieri
di plastica. Il segreto di tutto questo è lo spazio. Francis
archivia migliaia di scarti dentro scaffalature fatte con cassette di
plastica trovate ai mercati. Altro materiale lo tiene sotto grandi
tettoie. Per realizzare i prototipi e inventare nuovi assemblaggi occorre
un vero e proprio deposito. Milioni in affitto? Non li possiede, e così
si appoggia a uno spazio occupato. Si chiama
Strike, e Francis vi sta avviando un mercatino
domenicale per vendere e barattare cose usate. Donatello costruisce
strumenti musicali utilizzando oggetti trovati in giro. Vorrebbe creare
un laboratorio per la gente che ha la passione del recupero, ma non ha abbastanza soldi. "Sarebbe bello fare tutto,
non solo prodotti artistici: anche una libreria, un tavolo, qualunque
cosa! Ma non c'è lo spazio pe' mette la roba!" Questo problema coinvolge non
solo chi inventa gli oggetti ma anche chi si limita a riproporli.
"Il mio furgone è il mio magazzino - dice Antonio- affittare un
posto che mi costa 500 mila lire al mese, non mi
conviene, perché non vendo roba di valore. Quella che non riesco a vendere un paio di giorni, la butto. Gli
faccio fare il destino che aveva all'inizio,
perché l'ho presa che doveva finire nei cassonetti". Vittorio è un
altro svuotacantine, però quello che trova
preferisce regalarlo alle case occupate. "Recupero solo gli oggetti
più essenziali: sedie, tavoli, letti e armadi. Oppure
materiali elettrici e idraulici. Ho pensato parecchie volte di
distribuire questi materiali perché qualcosa, nel corso del tempo, sono riuscito ad accantonare. Il problema è che per
organizzare una vendita i tempi sono lunghi, servono permessi, pratiche".
Non si tratta di pigrizia ma di un ostacolo concreto: a Roma la maggior parte del mercato dell'usato è abusivo."Qui è una
jungla - dice Antonio- non c'è regolamentazione,
ti fanno la multa e basta. L'ultima che ho pagato era di due milioni e
quattro, adesso ne stanno a fà
addirittura di seimila euro, cifre che nessuno si può permettere".
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