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Riuso:
la priorità scomparsa
Riciclaggio, compostaggio, termovalorizzazione, discarica…fra tutte le possibili destinazioni degli scarti l’unica
della quale non si parla, nel bene o nel male, è la possibilità del
riutilizzo non industriale (di seguito abbreviato RNI). Eppure riusare o
recuperare i materiali così come sono, senza nessun trattamento
industriale, è palesemente la pratica più ecologica e conveniente. Se è
così, come mai di questa soluzione non si parla e l’RNI sembra dover rimanere una pratica riservata a poche frazioni
di rifiuto, come ad esempio gli inerti o i vestiti in buono stato?
Le potenzialità del RNI non vengono neanche valutate: le categorie che
classificano i flussi di scarti sono stabilite solo in base ai materiali o
a caratteristiche generiche. Per ora i rifiuti sono considerati ingombranti
o inerti, legnosi o ferrosi, e via dicendo. Per quantificare le possibilità
del RNI gli scarti dovrebbero essere invece classificati, semplicemente,
come armadi, comodini, barattoli, lattine, lavatrici, frigoriferi o reti da
materasso.
Ogni giorno nel Lazio tonnellate di materiale immediatamente riutilizzabile
viene smaltito in discarica, producendo un notevole costo ambientale ed
economico. Per questo materiale uno sbocco alternativo alla discarica non è
difficile da immaginare: nella nostra regione esiste un fiorente mercato
dell’usato, composto da rigattieri e da soggetti in
franchising, da operatori autorizzati o abusivi che lavorano nei numerosi
mercatini.Se questo settore fosse implementato nel piano di riduzione dei
rifiuti, non solo si annullerebbe l'impatto ambientale dovuto allo
smaltimento in discarica di una grande quantità di materiale, ma si
riuscirebbero anche ad ottenere guadagni lì dove ora esistono solo costi.
Anche il riciclaggio industriale può rappresentare un guadagno, ma il
materiale trattato per essere avviato a riciclaggio ha in sé stesso un
valore molto minore rispetto allo stesso materiale quando questo compone un
prodotto finito che può essere immediatamente (o quasi) rimesso in
circolazione. Inoltre i processi di trattamento e riciclaggio presentano
comunque un certo grado di impatto ambientale. Spesso il riciclaggio
industriale è l’unica soluzione praticabile ma
tutte le volte che è possibile occorre dare priorità assoluta al RNI.I
guadagni ottenuti dalla vendita sistematica e all’ingrosso di materiali riusabili agli operatori dell’ usato
potrebbero facilmente raggiungere una consistenza tale da consentire la
riduzione della tariffa dei rifiuti, che pesa sempre più sull'economia delle
famiglie.
Per la realizzazione di questa politica la buona salute del settore dell’usato è indispensabile, e quindi bisognerebbe incentivarlo.
Ma in molti casi, come a Roma, si fa esattamente il contrario: molti
operatori rischiano quotidianamente il fallimento perché, nonostante
chiedano a gran voce di essere regolarizzati, sono costretti all'abusivismo
e sono esposti a multe salatissime, che a volte non riescono a pagare.Le
possibilità del riutilizzo non industriale non si riducono solo al settore
dell’usato tradizionale, che rimette in circolazione solo
cose immediatamente riusabili o facilmente restaurabili, mantenendo la
funzione d’uso originaria: una grande quantità di scarti può essere
recuperata in settori di avanguardia, come la bioedilizia, o dalle
industrie che hanno interesse a riutilizzare componenti dei loro prodotti,
oppure dai molteplici soggetti economici che impiegano gli scarti in
attività sperimentali come il riassemblaggio di computers o la
realizzazione di accessori e di opere artigianali e artistiche.
Alcuni prototipi già esistenti di oggetti realizzabili recuperando scarti
non hanno la possibilità di essere prodotti in scala solo perché ancora non
esiste un rifornimento sistematico della tipologia di scarto necessaria
alla loro costruzione.Introdurre il RNI come priorità (non solo sulla
carta) significa quindi entrare in sinergia con tutti i soggetti capaci di
assorbire un'offerta di scarti, utilizzare manodopera specializzata per lo
smistamento, il restauro e lo smontaggio, immaginare sistemi di raccolta
più accurati, creare depositi ad hoc per stoccare e distribuire le merci.
Si tratta di un processo innovativo ma semplice che aspetta solo un atto di
buona volontà per essere avviato.
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