E’ questa la nuova realtà ridisegnata dall’esperienza degli orti urbani.
Sembra infatti che nelle grandi città, in cui il cemento divora sempre di più gli spazi verdi, si stia diffondendo rapidamente la coltivazione sui balconi di casa.
I terrazzi e i balconi diventano infatti i luoghi perfetti per coltivare quello che un tempo potevano solo fare i fortunati possessori di un giardino. Oggi invece, con un po’ di pazienza e un accurato studio dello spazio a disposizione, tutti hanno la possibilità di veder crescere sul proprio terrazzo la verdura e la frutta che più si amano.
Quella degli orti urbani, più che una scoperta, è una ri-scoperta di una tendenza che ha preso piede negli anni settanta, e che in Italia ha toccato il suo apice negli anni ’80, e che oggi coinvolge numerosi comuni italiani.
In Inghilterra, il fenomeno del “Grow your own” ha ormai una portata nazionale e da anni coinvolge migliaia di cittadini britannici intenti a coltivare (o regalare a chi non ne ha) pezzi di terreni abbandonati. La stessa Regina Elisabetta è stata fotografata alle prese con l’orto “reale” da lei stessa avviato nei giardini di Buckingham Palace e il tutto utilizzando tecniche di coltivazione interamente sostenibili (acqua di pozzo e nessun prodotto chimico).
Dall’altra parte dell’ oceano, negli Stati Uniti, sono più di 10 mila i coltivatori diretti (Kitchen Gardeners) che coltivano e mangiano ciò che producono autonomamente, e che hanno dato il via alla petizione “Eat the view” per chiedere al Presidente Barak Obama di coltivare un orto nei giardini della Casa Bianca. L’appello ha fatto breccia nel cuore della first lady Michelle Obama, immortalata dai quotidiani internazionali mentre raccoglie verdura nell’orto che ha creato lei stessa nel giardino della White House.
Due esempi regali insomma di una tendenza eco sostenibile per sopravvivere nelle metropoli e non perdere il contatto con la terra.
Sempre in Italia, si stanno inoltre diffondendo i c.d. orti senza casa, ovvero fazzoletti di terra che i comuni mettono a disposizione dei coltivatori non professionisti (pensionati e non solo), per dare loro momenti di aggregazione comunitaria e al tempo stesso l’opportunità di produrre prodotti interamente biologici di cui può usufruire l’intera comunità.
Come sostiene la scrittrice Marinella Correggia (autrice di numerosi libri sull’argomento), bisogna considerare “un balcone come luogo per esercitare quote di indipendenza produttiva e per alleggerire il pianeta perfino abitando in città”.
Tutto in nome del verde insomma, e del “colto e mangiato”.




