L’ultima singolare proposta per contrastare lo scioglimento dei ghiacciai arriva da una Ong peruviana che avanza l’idea di ricoprire le cime della catena montuosa andina con una coltre di cemento bianco.
Secondo il presidente di Glaciares Perù, Eduardo Gold: «La pittura bianca ha un albedo uguale alla neve e permette che l'80% della radiazione solare se ne vada nello spazio e che solo il 15% di essa si trasformi in calore». La sorprendente proposta ha preso spunto, estremizzandola, da un’iniziativa di qualche tempo fa della Banca Mondiale che invitava a dipingere di bianco i tetti delle case ubicate a ridosso delle cime montuose per creare l'effetto albedo, riflettendo così le radiazioni solari.
Non è a prima volta, infatti, che a protezione dei ghiacciai vengono avanzate soluzioni simili.
Dal 2005 sulle Alpi alcuni ricercatori hanno sperimentato l’utilizzo di teloni bianchi per ricoprire porzioni di ghiacciaio al fine di evitare la loro rapida scomparsa. Già nel 2003 poi Euan Nisbet, uno scienziato originario dello Zimbawe, aveva proposto di ricoprire il ghiacciai del Kilimangiaro con dei teloni di plastica bianca.
Lo stesso Nisbet teneva però a sottolineare come “La protezione di plastica isolante non risolverà il problema, la neve continuerà a sciogliersi. Ma molto più lentamente e ciò permetterà di fare rinascere le foreste alle pendici del vulcano che negli ultimi decenni sono state deturpate e ridotte a semi-savana dall' incuria dell' uomo”.
A concordare con le osservazioni di Nisbet oggi è anche un gruppo di scienziati peruviani che sottolineano la gravità della situazione sulle Ande. “In Perù si concentra più del 70% dei ghiacciai andini. Quelli peruviani negli ultimi 30 anni si sono ridotti del 30% e la causa è del global warming. Ricoprire i ghiacciai per rallentarne la loro scomparsa non può che essere una soluzione tampone. Gli interventi dovranno essere rivolti a rimuovere le cause principali dell’innalzamento delle temperature che provocano l’assottigliarsi dello strato di ghiaccio presente sulle cime più alte del pianeta, riducendo di conseguenza le riserve idriche necessarie allo sviluppo della vita sulla terra”.
G.B




