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CENTRO DI RICERCA ECONOMICA E SOCIALE


I recuperatori dal basso
L
’avventura dell’Occhio del Riciclone ha origine nei primi mesi del 2002, con un’inchiesta volta a scoprire e far conoscere le abitudini di riuso dei rigattieri abusivi, degli svuotacantine, dei baraccati, degli occupanti di case e di altri soggetti disagiati della città di Roma. L’obiettivo iniziale di questo lavoro, ideato da un’associazione romana e affidato a un giornalista con esperienza diretta della vita di strada, era squisitamente sociologico: partire dall’esperienza di chi vive ai margini per offrire un insegnamento al resto della società, uscendo dalla logica della compassione e dell’assistenza per affermare una dinamica di parità ed ascolto. Il resoconto di questo viaggio tra i “recuperatori dal basso” di Roma, dopo essere stato proposto in numerose trasmissioni radiofoniche, è stato pubblicato da Carta in una serie di articoli:

leggi  I Gioielli di Scartier
leggi  La fantasia per tetto
leggi  Gli svuotacantine

Un patrimonio intellettuale sommerso
L
’inchiesta iniziata nel 2002 ebbe fin da subito una virata imprevista: il primo baraccato intervistato, Carlo, non si limitò a descrivere la propria esperienza di riuso ma affermò, con ottime argomentazioni, che il riutilizzo non industriale degli scarti doveva essere la priorità assoluta nella gestione dei rifiuti, ancor prima del riciclaggio industriale. Dopo Carlo ogni soggetto intervistato fu interrogato a fondo sulle proprie idee a riguardo della gestione dei rifiuti, e i risultati furono sorprendenti. Il “know-how” di chi riusa quotidianamente gli scarti, e che generalmente non ha voce né in ambito accademico, né sui giornali né di fronte alle istituzioni diventò materia prima per una proposta semplice ma assolutamente innovativa e concreta, che prese corpo a partire da una prima assemblea pubblica il 16 Marzo del 2003 e che fu elaborata nel corso di una lunga serie di altri incontri svoltisi nei quattro mesi successivi. A questa consulta parteciparono oltre cento “recuperatori dal basso”. Il succo della proposta: rendere il riuso la pratica prioritaria nella gestione dei rifiuti

Sulla riunione del 16 Marzo Carta ha pubblicato un articolo:
leggi  Una Domenica da recuperatori

Una filiera del riuso

Dopo aver chiesto ai soggetti capaci di riusare quali fossero le loro idee sulla gestione dei rifiuti, occorreva stabilire in quale misura queste idee fossero realizzabili. Per farlo era necessario iniziare un lavoro di stima delle quantità di scarti effettivamente riusabili e, soprattutto, capire la reale disponibilità dei “recuperatori dal basso” a essere implementati nel settore dell’usato. Nel 2004 l’Associazione Occhio del Riciclone, grazie al sostegno dell’Assessorato alle politiche ambientali e agricole del Comune di Roma e alla collaborazione di AMA s.p.a., ha compiuto duecento ore di monitoraggio dei flussi di rifiuti che attraversano i centri di smistamento intermedi di Roma (isole ecologiche) al fine di stabilirne le potenzialità di riuso. Per compiere questo lavoro ha realizzato una riclassificazione dei rifiuti in categorie funzionali a un’ipotesi di riuso. Quindi non più rifiuti “ingombranti”, “ferrosi”, “legnosi” o “inerti” bensì comodini, armadi e reti da materasso, in legno massello, in truciolare, in buone ,in cattive o in pessime condizioni, e via dicendo. Al monitoraggio dei rifiuti si è accompagnata un’indagine di mercato, mirata a realizzare una stima della domanda potenziale degli operatori dell’usato di fronte a un’eventuale offerta di scarti.

I dati ottenuti attraverso monitoraggio e indagine (ed elaborati grazie a un finanziamento della Provincia di Roma) sono sorprendenti.

Ne snoccioliamo qualcuno:

 

1. Il 52% degli scarti conferiti in un’isola ecologica media di Roma è potenzialmente riusabile poiché in buone condizioni oppure perché riparabile o restaurabile. Di questa quota il 65% ( il 34% del totale degli scarti conferiti) ha già una filiera di riferimento, quella dell’usato tradizionale, il 35% va invece collocato in nuove filiere da progettare e costruire.

 

2. Il valore monetario al dettaglio della quota di riusabile con filiera di riferimento già esistente ammonta, come ipotesi di minima a ben 740.000 euro annui per un’isola ecologica media! Questa cifra non comprende la valutazione degli oggetti d’epoca, che sono pur presenti in quote significative.

 

3. Il settore dell’usato tradizionale romano è per la maggior parte sommerso, e il suo fatturato complessivo rasenta i 50 milioni di euro annui: la soglia che secondo i parametri europei occorre per acquisire il titolo di “grande impresa”.

Il denaro che gli operatori dell’usato sono abituati a spendere per approvvigionarsi delle merci usate (e che quindi rappresenta la potenziale domanda di un’offerta di beni usati provenienti dalle isole ecologiche romane) è stimabile in 16 milioni di euro.

4.La quasi totalità degli operatori dell
’usato contattati nel corso della nostra indagine di mercato ha dichiarato con sicurezza ed entusiasmo di essere interessata ad accedere ai centri di smistamento intermedi dell’AMA per approvvigionarsi della propria merce. Lo studio e l’analisi della filiera dell’usato rendono evidenti le ragioni di questa disponibilità: raccogliere le merci usate in maniera individuale comporta discontinuità e frammentazione e di conseguenza un grande dispendio di tempo, denaro ed energie. Accedere a un rifornimento sistematico garantirebbe una grande contrazione dei costi di approvvigionamento e probabilmente assicurerebbe un notevole impulso all’attività di ciascuno degli operatori dell’usato che volesse accedere al servizio.

5. Le grandi potenzialità dell’opzione riuso nella città di Roma si erano già rese evidenti prima dell’elaborazione dei dati che vi abbiamo presentato: nell
’ambito dell’iniziativa “Dal Rifiuto al Riuso, infatti, gli operatori dell’Occhio del Riciclone hanno selezionato a monte e poi distribuito gratuitamente tutto il materiale riusabile conferito nel corso di tre raccolte straordinarie di rifiuti ingombranti organizzata da AMA e TG3Lazio. L’iniziativa si è svolta il 10 Ottobre del 2004 e il 17 Aprile del 2005 nelle raccolte realizzate nel Municipio Roma XI e l’8 Maggio del 2005 nella raccolta del Municipio Roma XVI. In occasione della prima edizione dell’iniziativa l’Occhio del Riciclone ha distribuito il 50% del totale degli scarti conferiti, nella seconda il 70% ,nella terza il 67%. Si tratta di cifre che vanno valutate nel loro contesto di straordinarietà, ma sono comunque di grande importanza.

Assieme ai risultati (più contenuti ma comunque eccezionali) del monitoraggio di 200 ore nei centri di smistamento intermedi, le cifre di “Dal Rifiuto al Riuso” mostrano chiaramente le dimensioni potenziali del riuso nella città di Roma.

La proposta

L’Occhio del Riciclone fonda sulle rilevazioni di Roma e sull’osservazione costante di altri siti italiani, una proposta generale per il riuso:

 

In tutta Italia occorre creare ambiti territoriali ottimali (nel senso logistico e non burocratico) da individuare in funzione della qualità del rifiuto e, sopratutto, in base alla distribuzione geografica del settore dell’usato.Gli ATO del Riuso dovranno disporre di piattaforme ecologiche dove venga operata la selezione a monte dei beni riusabili ai fini di una rivendita all’ingrosso.

 

Distribuire all’ingrosso è preferibile di un’ipotesi al dettaglio per una vasta gamma di motivi. Tra i principali troviamo la necessità di affidarsi a un mercato storico e consolidato con grande capacità di distribuzione capillare. Supermercati parastatali dell’usato creerebbero un dumping dagli effetti sociali e occupazionali devastanti nel caso funzionassero; ma la nostra opinione è che possibilità di funzionamento effettivamente non ce ne siano, sopratutto per motivi di target: qualcuno forse pensa che dalla sera alla mattina si possano scalzare realtà commerciali come Porta Portese o il Gran Balùn? I rigattieri esistono da secoli, e se si vogliono distribuire grandi volumi di bei riusabili la loro esperienza va sfruttata, non scavalcata con disprezzo a costo di amare delusioni.  

 

Il prezzo all’ingrosso di una merce destinata al settore dell’usato è enormemente superiore al prezzo della stessa se viene valutata al peso per essere destinata al riciclaggio industriale o alla produzione di energia. Le entrate di una vendita sistematica e all’ingrosso dei materiali riusabili che attraversano le Isole Ecologiche potrebbero essere sufficienti non solo a coprire le spese necessarie alle operazioni di smistamento, ma anche a sovvenzionare ulteriormente la raccolta differenziata, contribuendo a innescare circoli virtuosi che favoriscano anche la possibilità di  riciclare industrialmente.

leggi  Il riutilizzo non industriale
leggi  Il settore dell’usato nella gestione dei rifiuti

 riusare@yahoo.it